Terreni e sentieri nelle Dolomiti e nelle Alpi

Terreni e sentieri nelle Dolomiti e nelle Alpi

Le Dolomiti e le Alpi rappresentano uno degli ambienti montani più conosciuti e apprezzati al mondo dagli appassionati di trekking da rifugio a rifugio. Queste montagne si caratterizzano sia per la loro bellezza paesaggistica, che per l’ampia varietà di terreni che offrono. Durante un trekking in Dolomiti, ma in generale nelle Alpi, ti trovi a camminare su superfici diversi ad ogni tappa, circondato da ambienti naturali e quindi vegetazione mutevoli. Ogni ambiente presenta caratteristiche specifiche e richiede un diverso modo di camminare.

Per chi arriva da oltreoceano, ma anche per chi non è abituato a vivere e muoversi in montagna, spesso non è facile immaginare come siano i terreni alpini e quindi come preparassi al meglio per affrontare un trekking di più giorni. Si può camminare su ampie praterie verdi, attraversare boschi fitti, affrontare ripidi pendii rocciosi nelle forcelle, superare ghiaioni instabili tipici delle Dolomiti o, alle quote più elevate, incontrare nevai e ghiacciai.

La consapevolezza del terreno che ti trovi da affrontare aiuta a prepararti al meglio e vivere il trekking tra rifugi con maggior sicurezza e piacere. 


 

STRATIFICAZIONE DELLA VEGETAZIONE ALPINA

La varietà dei terreni alpini è strettamente legata alla stratificazione della vegetazione, che cambia con l’aumentare della quota e influenza direttamente le condizioni del sentiero e il modo di camminare.

BOSCO: Il bosco è uno dei luoghi più famigliari e conosciuto da ogni camminatore. I boschi alpini sono composti prevalentemente da conifere come larici e abeti rossi. Nelle Alpi, il limite del bosco si trova tendenzialmente tra i 2000 e i 2200 metri, quota che varia in base all’esposizione del versante. I cambiamenti climatici stanno portando all’innalzamento di questa fascia, e infatti non è raro trovare larici a quote molto più alte. I sentieri nel bosco si snodano su terreno morbido, coperto da foglie e aghi di pino. Data l’alta umidità, e la grande presenza di radici superficiali, i sentieri tendono ad essere scivolosi dopo abbondanti precipitazioni. Si è comunque riparati dal vento e dal forte irraggiamento solare. In base alla pendenza del terreno, il sentiero può essere più o meno ripido, ma non presentano difficoltà rilevanti. 

PRATERIA ALPINA: Si tratta di grandi distese di erba ad alta quota, che si trovano subito oltre il limite del bosco. Qui l’ambiente è completamente aperto, privo di alberi e quindi esposto ad irraggiamento solare e ad ogni cambiamento meteorologico. Tra giugno e luglio, le praterie sono colorate da numerosi fiori alpini e ciuffi d’erba. I sentieri si snodano solitamente a zig-zag risalendo pendii erbosi o attraversano i versanti con lunghi traversi orizzontali. Il terreno è generalmente compatto, erboso e inclinato; può risultare semplice da percorrere con condizioni asciutte, ma diventa più scivoloso quando l’erba è bagnata, soprattutto nelle traversate.

TERRENO ROCCIOSO: Salendo ulteriormente di quota, le praterie alpine lasciano spazio a versanti più ripidi dove la vegetazione diventa sempre più sporadica. In questi ambienti predominano superfici rocciose, detriti, blocchi di pietra e tratti irregolari. Camminare su terreno roccioso richiede passo fermo e un buon equilibrio. I sentieri sono più irregolari, con roccia levigata e gradini naturali, e presentano talvolta passaggi più “tecnici”.

GHIACCIAIO E NEVE PERENNE: Raggiunti i 3000 metri si incontrano ghiacciai e aree di neve perenne. In questi ambienti, il suolo è coperto da neve o ghiaccio per la maggior parte dell’anno. A volte si possono trovare dei semplici nevai residui, ad inizio stagione.


 

TIPI DI TERRENO

SENTIERO ESPOSTO: Un sentiero si può definire “esposto” quando l’escursionista si trova a camminare accanto ad un pendio ripido o una parete senza che ci siano barriere naturali di protezione o spazi laterali aperti. In questi tratti il sentiero è comunque ben tracciato e generalmente largo, non si parla di cenge aeree. L’esposizione non implica una difficoltà tecnica, ma semplicemente definisce un sentiero senza protezione naturale. Un esempio tipico è un traverso su un pendio erboso molto inclinato, una cengia rocciosa affacciata sulla valle o una forcella con discesa immediata sul versante opposto. In alcuni casi sono presenti brevi tratti attrezzati con cavi d’acciaio o corde metalliche, utilizzabili come supporto durante la progressione. I sentieri esposti sono tipici nelle praterie alpine e sui versanti aperti, ma si possono trovare ovunque nelle Alpi. Anche il trekking più semplice può presentare brevi tratti di sentiero esposto. Per affrontarli con tranquillità è importante avere un passo sicuro, procedere con calma e non soffrire di vertigini, soprattutto in caso di fondo bagnato.

FORCELLA: La forcella è uno stretto punto di passaggio tra due versanti che permette di passare da una valle all’altra. Nelle Dolomiti le forcelle sono frequenti e sono tendenzialmente rocciose e scoscese. Il terreno è duro, irregolare e ripido: il sentiero sale con decisione da un lato e scende allo stesso modo dall’altro. Tendenzialmente il sentiero si sviluppa con una serie di zig-zag lungo il ghiaione che si trova ai lati della forcella. Le forcelle sono spesso esposte, ma offrono panorami mozzafiato. 

CENGIA AEREA: E' una stretta sporgenza naturale della roccia. Solitamente è orizzontale e corre lungo una ripida parete, con una forte esposizione sul vuoto. Si tratta di un passaggio tipico delle vie ferrate. 

GHIAIONE: Il ghiaione è una distesa di sassi e ciottolo più o meno grandi, che si forma alla base delle pareti roccioso o lungo i ripidi versanti e i valloni. Sono molto comuni nelle Dolomiti, alla base delle pareti verticali. Il ghiaione è composto da detriti instabili, frutto della frantumazione della roccia nel corso degli anni. Quando si cammina sul ghiaione, le rocce tendono a muoversi ad ogni passo rendendo la progressione più lenta e faticosa. 

VALLONE: Il vallone è una grande valle o conca, spesso di origine glaciale. Il vallone è spesso ricoperto da prati o sassi levigati. Il fondo può variare da erboso a detritico.

TERRENO ERBOSO RIPIDO: Questo tipo di terreno è composto da pendii coperti d’erba, spesso inclinati, tipici delle praterie alpine e dei versanti aperti. In condizioni asciutte risulta generalmente semplice e piacevole da percorrere. Quando però l’erba è bagnata, schiacciata o liscia, il fondo diventa estremamente scivoloso, soprattutto nei traversi. È un terreno spesso sottovalutato, che può diventare impegnativo anche senza particolari difficoltà tecniche.

TERRENO MISTO: Il terreno misto è una combinazione di erba, roccia affiorante, pietre sparse e brevi tratti detritici. È uno dei terreni più comuni nei trekking alpini di media e alta quota. La continua variazione degli appoggi richiede attenzione e capacità di adattamento. Anche se non presenta difficoltà specifiche, può risultare stancante proprio per la necessità di concentrarsi costantemente sulla scelta del passo.

TERRENO MORENICO: Le morene sono accumuli di detriti rocciosi lasciati dai ghiacciai durante i loro spostamenti e ritiri. Il terreno morenico è costituito da un misto di sassi di varie dimensioni, terra e sabbia, con una certa instabilità sotto i piedi: camminare richiede attenzione per evitare scivolamenti. Le morene sono caratteristiche di molte valli alpine glaciali e dei pressi dei ghiacciai.


 

I SENTIERI

Nelle Alpi e Dolomiti, si sviluppa una fitta rete di sentieri che permette di esplorare la montagna in un modo diverso: con un trekking da rifugio a rifugio. I sentieri collegano strutture in quota, passi, valli e cime, e si differenziano tra di loro per tipologia e caratteristiche. E' importante saper leggere una cartina e riconoscere la segnaletica presente sul sentiero.
Sulle cartine che forniamo per i tuoi trekking tra rifugi, i sentieri sono rappresentati da linee tracciate e accompagnate da un numero di riferimento.
Di seguito una breve elenco delle segnaletiche principale che devi saper leggere su una cartina.

Strada secondaria che può essere asfaltata o meno. La strada bianca è una tipica strada forestale composta da ghiaia o terra battura. Si trova a quote basse.

Mulattiera o facile sentiero ampio e segnalato. Rispetto alla strada forestale è più stretto, ma più semplice del sentiero escursionistico.

Sentiero segnalato. E' il classico simbolo che identifica tutti i sentieri escursionistici sulle mappe topografiche. Fa riferimento ai sentieri classifica come E (sentiero per escursionisti).

Sentiero per esperti. Si tratta sempre di un sentiero segnalato, ma può prevedere dei tratti esposti o svilupparsi su ghiaioni o attraverso forcelle. Fa riferimento ai sentieri classificati come EE (sentiero per escursionisti esperti).

Rappresenta una via ferrata o un sentiero attrezzato. La via ferrata è solitamente indentificata sulla mappa oltre che dalle XXX, dalla scritta “Via Ferrata" con il relativo nome. A volte, le XX sono inserite anche all'interno di un classico sentiero tratteggiato (sentiero escursionistico). Questo sta a significare che il sentiero escursionistico, prevedere un breve tratto esposto che è stato reso più sicuro da un cavo metallico, utile per la progressione, dove non è necessaria l'attrezzatura. 

Sentiero escursionistico (tratteggiato), o sentiero difficile (puntinato) che non presenta segnaletica lungo il percorso e non è identificato da nessun numero. A volte è poco visibile e la direzione è incerta.

La principale forma di segnaletica che si incontra, invece, sul sentiero è la segnavia bianco‑rossa.
Dipinta soprattutto su rocce, ma anche su tronchi e pali, indica che ti trovi sul tracciato. Accanto ai colori, quando possibile, viene riportato anche il numero del sentiero, utile per orientarti con la cartina.

Oltre alle segnavie dipinte si trovano le tabelle direzionali, che appartengono alla segnaletica ufficiale CAI. Sono posizionate nei punti chiave del percorso e possono riportare informazioni utili per il tuo trekking come destinazioni (rifugi, passi, valli, cime), tempi di percorrenza e numero del sentiero.

Infine, nelle zone aperte, rocciose o in alta quota puoi incontrare anche gli ometti di pietra, piccole piramidi di sassi utilizzate per indicare il tracciato quando la segnaletica dipinta è meno visibile o può essere coperta dalle condizioni meteo.
Sono punti di riferimento preziosi sui terreni dove il sentiero si perde tra roccia, pietraie o vasti spazi aperti. Gli ometti vengono spesso costruiti e mantenuti dagli escursionisti: seguendoli puoi confermare la direzione, ricordando però di verificare sempre la coerenza con la cartina e con la logica del percorso.